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COMUNICATI STAMPA

Il Dr. Davide Ghinolfi esercita presso l’Unità Operativa di Chirurgia Epatica e del Trapianto di Fegato dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana, leader in Italia nel trapianto di fegato.


Davide Ghinolfi
20 Febbraio 2018

Pisa, 6 febbraio 2018 – Un eccezionale traguardo è stato raggiunto in Aou pisana con l’esecuzione del primo trapianto di fegato da donatore a cuore non battente mediante utilizzo del sistema di perfusione normotermica.

Si tratta del primo intervento di questo tipo mai realizzato in ambito internazionale. Altri centri italiani ed esteri hanno infatti realizzato trapianti di fegato da donatore a cuore non battente, ma nessuno aveva finora usato la combinazione delle due procedure, ossia anche la perfusione normotermica.

Il programma regionale di trapianto di organi da donatore a cuore non battente (DCD-donazione dopo la morte cardiocircolatoria) era stato avviato sul finire del 2016 e aveva visto la realizzazione solo di trapianti di rene. Nel 2017 però la macchina organizzativa del Centro trapianti di fegato ha lavorato alla realizzazione della perfusione normotermica del fegato, una innovativa tecnica che consente di perfondere l’organo del donatore dopo il prelievo con sangue e nutrienti e prima ancora che sia trapiantato nel ricevente. Così, dopo aver eseguito 14 procedure con questo tipo di perfusione, l’équipe dell’Aou pisana l’ha applicata per la prima volta alla donazione del fegato da un donatore a cuore non battente.

Lo scopo di combinare la perfusione normotermica al trapianto da DCD è di migliorare le condizioni del fegato e di ‘testarlo’ prima che sia trapiantato, valutandone la qualità. Così, nella serata di sabato 3 febbraio, all’Aou di Careggi si è reso disponibile un donatore DCD.

Sono immediatamente partite le procedure di segnalazione, l’attivazione dell’équipe di coordinamento infermieristico aziendale guidata dal dotto. Juri Ducci e l’allerta dell’équipe di prelievo composta dal dott. Davide Ghinolfi e dal dott. Emanuele Balzano.

Dopo aver prelevato il fegato, l’organo è stato riportato a Pisa dove è stato sottoposto a circa 3 ore di perfusione normotermica prima di essere trapiantato. La perfusione normotermica è stata realizzata dai dottori Davide Ghinolfi ed Erjon Rreka in collaborazione con Elisa Lodi. La procedura di trapianto è stata eseguita dal prof. Paolo De Simone assistito dai dottori Nicolò Roffi e Marina Lucchesi, con l’assistenza anestesiologica fornita dal dottori Luca Meacci, Alicia Spelta e Lucia Bindi. Del trapianto ha beneficiato un paziente toscano in lista al Centro trapianti dell’Aou pisana da circa 2 mesi.

Questo intervento apre la strada all’attivazione su grande scala del programma DCD regionale con la prospettiva di offrire una soluzione terapeutica a pazienti in attesa di un fegato. Il risultato raggiunto rappresenta lo sforzo collettivo di una macchina organizzativa aziendale complessa ed efficiente, che ha visto impegnati circa 200 professionisti tra chirurghi, medici, anestesisti, infermieri e tecnici, insieme a tutti gli altri servizi aziendali.

Un ringraziamento speciale va all’équipe anestesiologica dell’Unità operativa di Anestesia e rianimazione trapianti diretta dal prof. Gianni Biancofiore; all’équipe di infermieri del Coordinamento trapianti di fegato diretta dal dott. Juri Ducci; a quella della degenza protetta del Centro trapianti di fegato diretta dalla dott.ssa Elisa Giannessi; all’équipe infermieristica di sala operatoria diretta dalla signora Marilise Ibba, all’Unità operativa di Medicina trasfusionale e biologia dei trapianti, all’Anatomia patologica, al Laboratorio di analisi chimico-cliniche, al Laboratorio trapianti, alla Radiodiagnostica. Tutti hanno lavorato senza sosta per la realizzazione della prima procedura e per l’attivazione del programma.

Con questo eccezionale intervento l’Aou pisana e l’Ateneo pisano confermano la vocazione trapiantologica, il ruolo di leadership internazionale e l’impegno a innovare ed esplorare nuove modalità terapeutiche per i pazienti in lista d’attesa di trapianto.

 


Davide Ghinolfi
20 Febbraio 2018

I risultati possono essere soddisfacenti anche quando l’età è così avanzata. Per un trapianto di fegato, quasi tre organi su dieci arrivano da ultraottantenni

DONATORI ANCHE A 90 ANNI

Il fegato è un organo dotato di longevità. Può sopportare stress severi, rigenerarsi e dunque essere funzionante anche nelle persone di età avanzata. Per questo motivo, negli ultimi anni, è cresciuta la considerazione dell’opportunità di prelevare il fegato (purché in buone condizioni) anche da persone anziane decedute. Non che prima ci fossero limiti specifici, ma adesso è opinione diffusa quella di considerare le persone che muoiono oltre gli ottant’anni, se dotate di un organo in salute, in grado di donare il proprio fegato. C’è anche chi non se la sente di escludere l’opportunità per gli over 90: anzi. È il caso degli esperti dell’unità operativa di chirurgia epatica e del trapianto di fegato dell’azienda ospedaliero-universitaria di Pisa, primo centro per numero di interventi in Italia.

Gliesperti, attraverso una lettera pubblicata sulla rivista Transplantation, hanno riportato la prima casistica di trapianti di fegato (tre) effettuati utilizzando organi di donatori ultranovantenni. Tutti gli interventi sono andati a buon fine e i risultati in termini di sopravvivenza sono rimasti analoghi a quelli ottenuti da donatori più giovani. «L’obiettivo per il futuro è garantire risultare ottimali utilizzando organi sempre più anziani in riceventi in condizioni complesse, dettate dalla compresenza di diverse malattie – afferma Davide Ghinolfi, dirigente medico della divisione di chirurgia generale e trapianto d’organi della struttura toscana e primo autore della pubblicazione -. Occorre comprendere i criteri corretti di selezione di questi organi e individuare come distribuirli ai riceventi più adeguati».

NEL 2025 PIU’ DELLA META’ DEGLI ORGANI DA ULTRAOTTANTENNI?Per aumentare le chance dei malati in attesa di trapianto, si sono seguite diverse strade. Oltre a ricorrere all’opportunità di prelevare una parte di fegato da vivente, negli ultimi dieci anni, seguendo un trend comune a tutto il mondo occidentale, la percentuale di donatori anziani è cresciuta. Oggi, di fatto, quasi tre organi su dieci arrivano da persone over 80. I pazienti anziani sono dunque sempre più importanti nella medicina dei trapianti, come documentato in un lavoro pubblicato nel 2014 sull’American Journal of Transplantation. A vergarlo sempre gli esperti della struttura toscana, che avevano evidenziato come tra il 2007 e il 2014 l’età media dei loro donatori si fosse alzata: da 64 a 75 anni. Ma a sorprendere è soprattutto l’aumento di donatori con più di ottant’anni, registrato tra il 2008 e il 2015: s’è passati dall’8,6 al 26,1 per cento sul totale di coloro a cui è stato prelevato il fegato nell’ospedale pisano. Una tendenza che, secondo i colleghi del reparto di chirurgia generale e dei trapianti dell’ospedale Niguarda di Milano, «porterà ad avere donatori con un’età media di ottant’anni già nel 2025». Il che significa, stando a quanto messo nero su bianco sulla rivista Liver Transplantation, che «da quel momento in poi più della metà dei trapianti di fegato potranno essere eseguiti utilizzando organi prelevati da donatori over 80».

UN AIUTO PER RIDURRE LE LISTE DI ATTESA

L’aspetto più interessante di un simile avanzamento della scienza è legato all’opportunità di far calare il numero di pazienti in lista di attesa per sottoporsi a un trapianto di fegato. Nella pratica, però, la strada da percorrere è ancora lunga. Un’analisi condotta dalla Regione Toscana ha infatti evidenziato come i due terzi dei pazienti entrati in ospedale nel 2015 per una lesione cerebrale acuta, deceduti nelle successive settantadue ore, non abbiano perso la vita in un reparto di terapia intensiva e di conseguenza non risultavano avviati a un percorso di donazione. Questo perché resta ancora difficile identificare in maniera corretta i pazienti in morte cerebrale e per questo motivo i percorsi idonei al processo di valutazione e donazione non risultano sempre attivi. In più la comunità scientifica è scettica di fronte all’ipotesi di procedere al prelievo dell’organo da una persona morta per cause cardiovascolari. «Questi dati supportano l’idea che la sottostima dei potenziali donatori è ancora alta – prosegue Ghinolfi -. Senza preclusioni legate all’età, il numero di organi disponibili potrebbe aumentare in maniera determinante», contribuendo così ad alleggerire una lista d’attesa (oltre che a ridurre il numero dei decessi) che al 31 dicembre 2015 contava 1.072 pazienti: dato ormai costante dal 2011. A fare la differenza, dunque, non è l’età del donatore, ma le sue condizioni generali.

IN QUALI CASI SERVE UN FEGATO NUOVO?

Il trapianto di fegato può rendersi necessario per diverse condizioni. La sostituzione dell’organo rappresenta l’unica soluzione radicale nei confronti di un tumore del fegato (264 gli interventi effetti nel 2015 in Italia per questa causa): a patto che la massa sia inferiore a cinque centimetri e non abbia già dato origine a delle metastasi. Ma un fegato nuovo può servire anche ai pazienti colpiti da cirrosi epatica e alcolica (cause di 627 trapianti nel 2015), a coloro che rigettano un primo organo e richiedono un ulteriore traipanto (60), a chi risulta colpito da malattie metaboliche (28) o da un’insufficienza epatica acuta (17), riconoscibile dall’alterazione della coagulazione del sangue e da uno stato di confusione mentale specifico (encefalopatia epatica). Nei casi più gravi, in cui la prospettiva di vita può essere inferiore a una settimana, non c’è alternativa al trapianto.

Fonti:

https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/articoli/oncologia/trapianto-di-fegato-donatori-anche-90-anni

Beyond the Limit: Approaching Systematic Use of Nonagenarian Donors in Liver

Transplantation, TransplantationUse of Octogenarian Donors for Liver Transplantation: A Survival Analysis, American Journal of Transplantation


Davide Ghinolfi
20 Febbraio 2018

Il prestigioso Young Investigator Awards, ossia il premio come miglior contributo scientifico, è stato assegnato all’Unità operativa di Chirurgia epatica e del trapianto di fegato diretta dal professor Franco Filipponi, in particolare al dottor Davide Ghinolfi per il lavoro che presenterà al prossimo congresso della Ilts-International liver transplantation society a Seoul (Corea del Sud) a maggio. Si tratta di un ulteriore riconoscimento internazionale, nell’arco di tre anni, per le ricerche svolte sulla corretta valutazione, selezione ed utilizzo di donatori marginali nell’ambito del trapianto epatico. Prima di Seoul, infatti, il dottor Ghinolfi aveva ricevuto un premio analogo a Londra nel 2014. I risultati di queste ricerche sono stati recentemente pubblicati su “Liver Transplantation”, una delle principali riviste dedicate ai trapianti d’organo. “Questi riconoscimenti – precisa il professor Filipponi – sono il frutto del lavoro di equipe e della dedizione di ogni singolo componente della squadra ben al di là degli obblighi contrattuali. Un duro lavoro quotidiano che sta dando i suoi frutti sia in campo clinico – recentemente abbiamo conquistato la leadership nazionale per volume di attività – sia nella ricerca scientifica”.

Leggi questo articolo su: http://www.gonews.it/2016/02/18/la-chirurgia-epatica-e-del-trapianto-di-fegato-dellaoup-premiata-a-seoul/
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Davide Ghinolfi
23 Novembre 2014

Un primato con il marchio Lavagna. Davide Ghinolfi è uno dei due chirurghi che, in Toscana, hanno effettuato il primo prelievo di fegato al mondo con i Google Glass. Trentanove anni compiuti lo scorso agosto, Ghinolfi da cinque anni fa parte dell’unità operativa di chirurgia epatica e del trapianto di fegato dell’Azienda ospedaliero universitaria pisana diretta da Franco Filipponi.






Chirurgia del fegato, del pancreas e delle vie biliari

Dott. Davide Ghinolfi

Il Dr. Davide Ghinolfi esercita presso l’Unità Operativa di Chirurgia Epatica e del Trapianto di Fegato dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana, leader in Italia nel trapianto di fegato e nella chirurgia epato-biliare.


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LIBERA PROFESSIONE

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